L’antifascismo

Pensare di guardare alla Resistenza antifascista come ad un fenomeno storico temporalmente e spazialmente circoscritto e concluso significherebbe non solo tradire quanto oltre sessanta anni fa è stato fatto ma –  cosa ben peggiore –  significherebbe tradire e lasciar cadere quello che non è stato concluso, quel che ancora va fatto, quello che la storia reclama debba essere ancora liberato, quello che un’umanità libera anela di possedere.

Il fascismo può assumere e storicamente ha assunto forme differenti: il fascismo del ventennio con i suoi picchi di “radicalismo” repubblicano o di compromesso con la monarchia e coi poteri forti è sicuramente stato sconfitto. Ma se per fascismo si vuole intendere – come abbiamo già accennato – una mobilitazione delle masse all’interno di una prospettiva reazionaria, allora la lotta al fascismo assume tutto il valore di un dovere contemporaneo.

Assistiamo quotidianamente ad un totalitarismo mediatico che ingloba la totalità della popolazione dei paesi a capitalismo più avanzato e che ha come fine primario l’accettazione prona e passiva dell’esistente come il “migliore dei mondi possibili” e l’esaltazione delle “magnifiche sorti e progressive” della democrazia esportabile; totalitarismo mediatico che riesce ad edulcorare lo sfruttamento e l’alienazione delle masse fornendo modelli comportamentali, visioni del reale e identità collettive che dissimulano quello stesso sfruttamento, omettendo così ogni forma di percezione della conflittualità. Per far questo crea un mondo di prassi relazionali e comunicative uniformato, schiacciato, dal quale – giorno dopo giorno – viene espunta la categoria del possibile. Viene cioè minata alla base la possibilità di pensare ciò che non è ancora, di concepire un orizzonte storicamente, politicamente, economicamente diverso dall’esistente.

Coerentemente con quest’analisi Radio Aut ha deciso di intraprendere un percorso che partisse dalla concreta e diretta esperienza dei luoghi e delle testimonianze della Resistenza partigiana e degli eccidi nazifascisti, per giungere alla comunicazione attraverso strategie il più possibile innovative. L’associazione ha cioè tentato di opporsi al clima di revisionismo storico e al tentativo di equiparazione tra fascisti e partigiani non solo comunicando le dirette testimonianze circa l’esatto svolgimento di alcuni tra i più significativi accadimenti del biennio ’43-’45, ma anche proponendo l’analisi precedentemente esposta, tentando dunque di proporre una contestualizzazione della valenza dell’antifascismo nell’orizzonte della contemporaneità, non tralasciando tra l’altro una considerazione della diffusione dell’aggregazione di stampo neofascista.